Pagine Letterarie

Pagine Letterarie
(foto ap)

martedì 27 giugno 2017

Senza pesi

L’amicizia, che dura nel tempo

di Paolo Brondi

Vincono le speranze
Non ci sono righe
né di tempo né di dolori
sul  disegno del tuo sorriso
amica di liceo
oggi che il bianco vince
il nero dei capelli 
Nel secondo sabato di giugno
giorno di compleanno
posso dirti che credo
amica dal dolce sorriso
che le speranze vincono di più
di tutto e di tutto
senza pesi né misure

I veleni del web

L’anonimato copre nel web l’infamia delle parole

di Marina Zinzani

Il web e le sue insidie, i veleni portati dalle parole: la giovane donna che ha abbandonato la figlioletta in auto, causandone la morte, è stata ricoperta di insulti, i più impensabili. Si può dire tutto ormai, tanto c'è l'anonimato.
Difficile pensare che si possa arrivare a questo. Difficile accettare l'assoluta mancanza di pietas di certe persone di fronte a tragedie simili. Si può ben immaginare come sarà la vita di questa donna, il peso che dovrà portare ogni giorno.
Il web che permette di mettere in rete certi filmati, e di riderne, distruggendo delle vite, il web su cui si esprimono individui privi delle più elementari forme di decenza, di comprensione e di pietà: se mancano queste, non si è più persone, si è altro.
Da tre anni è ferma in Parlamento una proposta di legge che renderebbe obbligatorio un sistema d'allarme che segnali la presenza di un bambino, nel seggiolino dentro l'auto. Questa proposta era stata depositata dopo un caso analogo a quello accaduto in questi giorni. Basterebbe una settimana, per approvare la legge.

lunedì 26 giugno 2017

Destra o sinistra?

Le etichette non sempre sono appropriate per comprendere  la realtà.  A partire da un vecchio signore: Georg Wilhelm Friedrich Hegel

di Paolo Brondi

Troppi interpreti hanno elevato Hegel ora a filosofo della restaurazione ora a filosofo della rivoluzione. Queste immagini di un Hegel spostato a destra o tutto cacciato a sinistra sono equivoche, generalizzanti e generiche.

Un po’ di decenza, prego

Retribuzioni, garanzie del lavoro: l’argine in pericolo

di Maria Cristina Capitoni
(Commento a Una storia, tra le altre, PL, 24/6/17)

Il problema non è più, e non è solo, cosa giri per la testa ai grandi direttori d’azienda perché se si pensa che negli anni ‘60 lo stipendio di un manager era dieci volte quello di un operaio (decente come gratifica, tutto sommato, no?) ed oggi Marchionne prende qualcosa come 150.000 euro al giorno (Ettore Livini, su Repubblica, 27/4/16), è evidente che più di un meccanismo di "regolazione" è saltato, oltre alla decenza ovviamente.
Ma la cosa tragica purtroppo è che la politica non solo non si preoccupa più di arginare questi eccessi, ma li avalla andando oltre, jobs act, abolizione dell'art 18, e pare voler creare una classe operaia non più specializzata e competente ma un popolo di schiavi senza più diritti e dignità, giovani e meno giovani da ricattare alla prima rimostranza, quando pagati (seppur poco).

Onde di luci

La realtà e l’immaginazione: il solco dal quale nascono i sogni

di Lorenzo Mullon

Guardate come si sviluppano gli archi
come spazia il tempo
e si espande una nuvola di uccelli
Il punto da cui sorgono le colline e discendono i prati
da quello sono partiti i costruttori del mondo
Con uno sforzo sovrumano
hanno impresso i sogni
su un'onda di luce
per attraversare il muro della realtà 

domenica 25 giugno 2017

Erano storie lontane

Racconti pieni di suggestione, sul ritmo di altri suoni

di Paolo Brondi

Erano storie vissute
Che raccontavo leggero
Nel flettersi di ore solari
Verso visi e occhi rapiti
Sul ritmo dell’antico sapere
Erano storie che ricordo oggi
Nell’incanto barbaro
Che ci avvolge in veli

Ali

Volare alto, quando tutto sembra così difficile

di Marina Zinzani

Ci sono ali di plastica, artificiali.
Ci sono anche ali di cartone, che non reggono alla pioggia, al vento, si bagnano, si piegano.
Ci sono ali di ferro battuto, che portano ancora più in basso, in precipizi e fango.

sabato 24 giugno 2017

Una storia, tra le altre

La tua professionalità? Grazie, meglio un 18 enne con un account FB

di un lettore di PL
(Commento a Un po’ di pulizia per la giustizia italiana, PL, 23/6/17)

Vi racconto la mia storia. Ogni tanto mi chiedo cosa giri nella testa dei direttori delle grandi aziende multinazionali, soldi a parte. Il mondo del lavoro ormai gira solo intorno al concetto “dobbiamo fare più soldi”, ignorando deliberatamente tutto il resto.
E cos’è questo “resto”?
E’ la stabilità psicofisica del lavoratore, compresa una piccola dose di felicità (basta poco, anche solo un grazie quando una cosa è stata fatta bene) durante il lavoro. E’ la tranquillità di non dover rischiare di perdere il posto ogni tre mesi, perché “bisogna essere flessibili” (la flessibilità è un concetto ampio, non solo quello di chinarsi verso il basso). E’ il pensiero che il lavoratore è il mezzo con il quale il proprietario diventa ricco, senza il quale anche lui dovrebbe fare un lavoro flessibile e senza certezze. E’ la professionalità che in una persona dovrebbe essere esaltata e non demonizzata o ignorata; un lavoratore che sa fare bene il proprio mestiere rende molto di più di una persona che ogni 3 mesi cambia completamente mansione.
In questo resto mi ci sono trovato in mezzo.
Lavoro in una azienda multinazionale nel settore ICT, gestisco tutta l’infrastruttura della sede italiana con alcuni colleghi e vanto più di 10 anni di lavoro nel settore (non è per tirarmela, ma per far capire il livello a cui sono arrivato). Lunedì è arrivato dalle “stanze alte” il nuovo capo del mio capo che ci ha presentato la nuova struttura organizzativa dell’Ente ICT all’interno del gruppo e della nostra sede italiana. Molte parole e molti sorrisi, questo è il succo:
Voi farete parte del supporto utenti, avrete tutti la stessa formazione e sarete in grado di intervenire anche su utenti di altre sedi del mondo.
Che posso dire a questo punto? Grazie per avermi tagliato le gambe, per aver fermato la mia crescita professionale e per avermi trasformato nel tuo call center aziendale interno, a sentire utenti che si lamentano per cavi di rete staccati o perché Gmail non ha la ricevuta di ritorno. Prendo i 10 anni di attività informatica (rete, server, infrastruttura) e li butto nel cesso. Potevi dirmi che non servo più e assumevi un 18enne appena uscito dalle superiori con 3 neuroni funzionanti ed un account su FB.
Ovviamente quando ho cercato di capire meglio cosa non avrei più fatto, al vedere la mia faccia dopo avermi detto che non ci saranno più server per me, mi è stato detto “non vogliamo farti fuori, a noi tu servi per far funzionare l’azienda”. Sì, davvero. Ci credo e ne sono assolutamente convinto. L’azienda la farai funzionare, mentre io crescerò professionalmente andando a lavorare da un’altra parte. Da settembre. 

Il baratto

L’invisibilità delle persone dietro i drammi del lavoro

di Marina Zinzani
(Commento a Un po’ di pulizia per la giustizia italiana, PL, 23/6/17)

“Ho sempre creduto in questo lavoro. Ho creduto che non fosse un lavoro come un altro, ma qualcosa che era parte di un servizio legato alla collettività, affinché le cose funzionassero.”
Serve a qualcuno questa riflessione?

Bach, il soffio del vento nella sua musica

L’eterno dilemma del rapporto tra la natura e lo sviluppo industriale, il ruolo dell’arte

di Paolo Brondi

Negli anni in cui Johann Sebastian Bach (1685-1750) raggiungeva l’apice della sua attività artistica e professionale, si addensarono amarezze nella sua vita quotidiana e una profonda crisi nella sua visione dell’arte.

venerdì 23 giugno 2017

Un po’ di pulizia per la giustizia italiana

I processi penali rischiano il blocco per la mancanza del servizio di stenotipia: le vicende oscure che hanno accompagnato lo svolgimento della gara di assegnazione di questa attività

di una stenotipista di tribunale
(Commento di Angelo Perrone)

Negli ultimi undici anni, chi ha fornito il servizio di stenotipia, fono-assistenza e trascrizione in tutto il territorio nazionale è il Consorzio Astrea, formato da 16 aziende che storicamente, a partire dal lontano 1991, si sono occupate della verbalizzazione giudiziaria. Probabilmente, dal primo luglio prossimo, le aziende consorziate non potranno più coprire tale servizio.
L’evento importante non è la cessazione del servizio da parte di questo consorzio in regolare regime di concorrenza, e a seguito della prevalenza giustificata di altra proposta contrattuale. Ma il fatto che lo svolgimento della gara sia offuscato da molti lati oscuri.
Il Consorzio Astrea, nella gara nazionale per il servizio di verbalizzazione giudiziaria indetta da Consip per conto del Ministero della Giustizia, si è trovato coinvolto in una serie di vicende discutibili, sempre contestate con esposti anche all’Anac, sfociate nella esclusione dello stesso dalla gara.
Ciò ha comportato una “vittoria” di diritto per la nuova entità, il Consorzio Ciclat, il quale altro non è che un grande contenitore di cooperative varie, perlopiù specializzate nei servizi di pulizia e raccolta rifiuti urbani. Sulla regolarità della gara è pendente un giudizio davanti ai giudici amministrativi che in un primo tempo hanno dato ragione ai ricorrenti annullando la gara per poi adottare una decisione opposta, che però è oggetto di una richiesta di revocazione.
Nelle more, però, il Ministero ha firmato il nuovo contratto di servizio con il Consorzio Ciclat, unico partecipante rimasto. Quanto alle prospettive di svolgimento del servizio, alla sua efficienza, e completezza, basti dire che esso dovrebbe essere espletato da tre sue modeste (per dimensione e struttura gestionale) cooperative, con scarsissima esperienza lavorativa e divenute sue socie solo qualche giorno prima della gara.
Strutture che, per quanto appreso, non dispongono a sufficienza di personale proprio con esperienza adeguata, né di apparecchiature specifiche per l’attività di verbalizzazione in aula (macchine per stenotipia, software dedicato ecc.).
Il destino di questa funzione è facilmente intuibile: svilimento della categoria (si propone un contratto collettivo per il settore dei multiservizi e pulizie con le retribuzioni proprie del comparto); difficoltà operative derivanti dalle scarse garanzie sulla disponibilità della strumentazione tecnica necessaria; incertezze funzionali e retributive per le vicende confuse che hanno caratterizzato la gestione delle società facenti parte del nuovo consorzio.
La maggior parte dei dipendenti Astrea interpellati ha rifiutato le condizioni proposte ed essi pertanto dovrebbero essere sostituiti da personale improvvisato, quando per formare un buon stenotipista occorrono almeno 16 mesi di formazione. Centinaia di udienze dal 1 luglio rischiano di essere tenute senza la presenza di un tecnico, che fin qui ha garantito, con la sua presenza e il suo lavoro, la disponibilità per tutti gli operatori (magistrati, avvocati) in tempi rapidi della trascrizione delle attività giudiziarie.
Abbiamo profuso sin qui impegno, dedizione e professionalità. Non era soltanto un lavoro che ci dava da vivere. Crediamo fortemente nella giustizia.
(ap) Non si tratta semplicemente di una battaglia sindacale a difesa del posto di lavoro e della propria qualifica professionale, che pure sarebbe meritevole di attenzione, ma la cui trattazione dovrebbe forse essere riservata a “pagine” diverse da quelle che vogliono essere “letterarie”.  Né basterebbe il fatto che sia in discussione il funzionamento di un servizio pubblico essenziale, come l’amministrazione della giustizia, a sollecitare l’interesse dell’opinione pubblica e quindi di tutti noi.
I processi penali rischiano uno stop clamoroso se si interrompe il funzionamento di quella delicata funzione che è la stenotipia, ovvero la registrazione di quanto accade in udienza e la sua trasposizione per iscritto.
A seguito di una gara, il servizio è stato affidato ad un soggetto nuovo, diverso da quello che fin qui, per anni, lo ha svolto in modo adeguato. Poco male, anzi bene, se la scelta fosse stata dettata da un criterio di maggiore efficienza a prezzi più contenuti.
Il fatto è che tuttavia questo nuovo soggetto non ha competenza nel settore, essendosi sempre occupato d’altro (facchinaggio e servizi di pulizia) e soprattutto non dispone di personale specializzato.
Con la conseguenza che, in tutto il territorio italiano, si è aperta una “campagna acquisti” di personale (naturalmente quello del precedente soggetto che si era occupato del servizio) al quale però è stato offerto un trattamento economico e giuridico assolutamente inferiore, oltre che indecoroso. Stesse mansioni di prima dunque, ma a prezzi stracciati.
Rimangono incomprensibili le ragioni di questa scelta che è stata fatta proprio dalla Consip, la centrale unica degli acquisti, creata per migliorare la qualità delle decisioni che attengono la pubblica amministrazione.
Per ora si intravede solo un vicolo cieco in un contesto privo di trasparenza e di logica, più che una decisione saggia e responsabile. La pulizia nella giustizia? Non pensavamo di essere presi così alla lettera.

Una bella lezione (nel paese di Cesare Beccaria)

La nuova condanna dell’Italia per i fatti del G8 nel 2001: i ritardi nell’introduzione del reato di tortura e non solo. Quel retaggio culturale di scarsa tutela dei diritti

di Gianantonio Tassinari

Una notizia dovrebbe urtare profondamente chiunque possiede un minimo di sensibilità per il rispetto dei diritti della persona.
La Corte Europea di Strasburgo ha condannato la Repubblica italiana per la seconda volta in relazione ai fatti occorsi nel luglio del 2001 alla scuola “Diaz” di Genova in conseguenza delle manifestazioni che stavano tenendosi in quella città per protestare contro il forum G8 in corso di svolgimento.

L’uomo e la Sfinge

L’illusione di sapere tutto, il rischio dello smarrimento di 

di Paolo Brondi

Celebre, e ancora sorprendente, è l’antico enigma della Sfinge: “Qual è l’essere che ha un’unica voce e talvolta ha due piedi, talvolta tre, talvolta quattro, e tanto più è debole quanto più numerosi sono i suoi piedi”?
La prima risposta si deve al mitico Edipo: “L’uomo”! Una risposta che introduce un nuovo enigma, ancora più difficile, sulla natura dell’uomo, capace di passare dall’animalità del quadrupede alla protesi (il bastone del vecchio), conservando per sempre una sola voce.

giovedì 22 giugno 2017

Un pic nic, per le suore

Il buon gusto? Dimenticato a casa, anzi in convento

(ap) La foto ha fatto il giro del web suscitando l’ironia di tanti. «Interverranno gli idranti del sindaco Dario Nardella per fare pulizia?».  «I vigili faranno sloggiare gli occupanti abusivi?».
Un gruppo di 30 suore è rimasto seduto a terra, tra la strada e il marciapiede, a mangiare un panino, poi una mela, dissetandosi con una bottiglietta d’acqua, in via de’ Pecori, strada centralissima di Firenze. Per una mezz’ora, dicono; poi si sono allontanate.

Donne che sanno

Livorno, Terrazza Mascagni (foto ap)

Portano addosso la brezza del mare, e il profumo della vita

di Giorgio Caproni
(Commento di Angelo Perrone)

Sono donne che sanno
così bene di mare
che all'arietta che fanno
a te accanto al passare
senti sulla tua pelle
fresco aprirsi di vele
e alle labbra d'arselle
deliziose querele.

Perdite

Il rammarico per le cose perdute, o mai vissute

di Gianantonio Tassinari

L’anima grida
muto rimprovero.
L’anima piange
perenne sofferenza.
Vita, vita mia
perduta e non vissuta.
Ricordo che parla
di giorni grigi e uguali.

Piccola Picasso

La fantasia di una bambina, sulla tela di un quadro

di Marina Zinzani

Cassie Swirls ha solo 4 anni, ma ha già venduto un centinaio di quadri.
Sono tele che ricordano mondi immaginari, lontani, onirici, paesaggi incantati collocati da qualche parte, in qualche galassia forse.

mercoledì 21 giugno 2017

Vagabondo che son io

Un’idea di viaggio, per esplorare piccole cose nascoste, e raccontarle

(ap) Un cammino senza meta alcuna. Così è vagabondare. Il passo deciso in piano, a volte però vacillante ed incerto sui pendii e i tratti dissestati. Lo sguardo rintraccia una mescolanza di elementi. Soltanto dopo, con calma, ci accorgiamo che l’intreccio è alla radice di ogni cosa.

Attenti al cuore

La rabbia? Anche gravi rischi per la salute

di Catia Bianchi
(Commento a Le tante vie del perdono, PL,  20/6/17)

Perdonare fa bene al cuore. In tutti i sensi. Il perdono è indubbiamente importante, ma non sempre  è semplice da concedere. Talvolta serve tempo, talvolta chiarirsi, talvolta il perdono semplicemente non è possibile. Ma è forse possibile smorzare parte della rabbia che covando dentro noi ci impedisce di essere sereni.

martedì 20 giugno 2017

Un passo più svelto

Cambiare, e rinnovare le cose e il proprio stile di vita

di Giovanna Vannini

C'è bisogno di cambio e non dell'armadio che peraltro ancora non ho fatto, ma di persone, situazioni, cose in programma o già programmate.
C'è bisogno di pulizia mentale. Ho un tale ingombro che mi alzo già stanca.

D'improvviso

Vagare nell’incertezza, soffermarsi un attimo, rimanere colpiti da un lampo improvviso

di Maria Cristina Capitoni

Poi d’improvviso un tempo diverso
Parole incomprensibili rincorrersi
Ad ogni capoverso
Ed io che pur cercando
Non lo trovo più
Quel bandolo intrigato e ormai disperso

Le tante vie del perdono

Legati alla rabbia: la condizione delle vittime, l’importanza di rialzarsi

di Marina Zinzani

Jennifer Aniston e il perdono. Capitolo secondo. Lei ha accettato le scuse di Brad Pitt e ha detto che lo perdona, e di concentrarsi sul futuro.
Ha molte sfumature il perdono. Ce n’è una discutibile, che è trattata dai media molto spesso, quando ci sono gravi fatti di cronaca. Il giornalista prontamente chiede: “Ma lei perdona? L’ha perdonato?”. La vittima, o il parente della vittima, rischia di essere additato, di essere in difetto se non risponde prontamente “Sì, lo perdono”. 

lunedì 19 giugno 2017

Uno sguardo da Volterra

Antichi saperi e nuove energie, per una dimensione più umana della città

(ap) Arte e storia. La città, in primo luogo celebre per l'estrazione e la lavorazione dell’alabastro, conserva intatto un notevole centro storico di origine etrusca, in cui sono presenti rovine romane, ed edifici medievali come la Cattedrale ed il Palazzo dei Priori sull'omonima piazza, il centro nevralgico dell'abitato.

Inganni

Passi indietro, quando ci si ripara dal pericolo

di Paolo Brondi

Ombra, fantasma
siamo noi spesso
a nasconderci nell’ombra
dietro lo schermo degli argomenti
delle tante e neutre parole, negandoci

Altri ergastoli

Il dolore ha molte forme, a volte diventa pena da espiare, per sempre

di Marina Zinzani 

Ci sono ergastoli che durano una vita, pur senza sbarre. Certi ricordi, ma anche la mancanza di un padre, di un figlio a tavola, può rappresentare un ergastolo, così come il dolore quotidiano che non prevede attenuanti, sconti di pena.